Minaccia: uso criminale e terroristico di un Drone in contesti urbani.

Analisi – i Droni consumer in Italia.

Dopo Gatwick e Heathrow, anche in Italia, l’aeroporto di Malpensa (Milano) e quello di “Mario Mameli” (Cagliari-Elmas) rappresentano dei “case-studies” interessanti, dal momento che contengo argomentazioni fondamentali per la sicurezza pubblica al continuo mutamento delle Minacce.

Lo scorso 1 aprile il traffico aereo dell’aeroporto di Malpensa è stato interrotto a causa di un drone di piccole dimensioni non autorizzato in volo sulle piste, penetrato all’interno del perimetro di competenza dell’autorità aeroportuale. L’intrusione ha messo in luce la sostanziale impreparazione del dispositivo di sicurezza dell’aeroporto ad affrontare questa nuova tipologia di Minaccia. Lo scalo è comunque rimasto aperto, ma per una ventina di minuti l’operatività è stata ridotta. In base alle informazioni fornite dal caposcalo, sono stati dirottati quattro voli in arrivo, che sono stati fatti atterrare a Linate e a Torino. Sono state ovviamente allertate le Forze dell’Ordine, a cominciare dalla Polaria, che si stanno occupando della vicenda. All’inizio del mese di marzo si era verificato un episodio simile: all’epoca i radar avevano individuato un puntino luminoso e i voli erano stati dirottati su altri aeroporti, per poi riprendere regolarmente dopo circa un’ora.

A distanza di due settimane, il 18 aprile, la stessa dinamica si è ripetuta presso l’aeroporto “Mario Mameli” di Cagliari-Elmas, a causa dell’avvistamento di un drone in volo proprio nell’area delle piste di atterraggio e decollo. È scattata l’emergenza generale con il conseguente blocco di partenze e arrivi per diversi minuti. A farne le spese sono stati i passeggeri di due voli diretti a Cagliari, tra cui uno internazionale, che sono stati costretti a rimanere in volo e a prolungare il loro viaggio di alcune ore prima che l’allarme fosse dichiarato cessato dalla torre di controllo.

In entrambi i casi rimangono sconosciute le identità e gli obiettivi degli Operatori del drone. Di certo, la prossimità temporale dei due episodi, ha avuto come conseguenza l’immediato innalzamento del livello d’allerta nei confronti di questo tipo di minaccia, nonché un peggioramento della percezione del rischio, con specifico riferimento alle infrastrutture critiche.

I profili di rischio associati ai droni commerciali sono estremamente specifici e richiedono pertanto esatte strategie di contrasto, che devono già partire da un’attenta analisi delle loro peculiarità tecniche, della security by design.

Oggi con un migliaio di euro è possibile acquistare un drone in maniera totalmente anonima. Si tratta, innanzitutto, di dispositivi di facile reperibilità, spesso destinati ad uso ludico, e oggigiorno, la difficile tracciabilità degli acquisti online, nonché la capillare presenza in rete di manuali d’istruzione per la fabbricazione rudimentale di droni a partire da componenti elettroniche di riciclo, (anche con l’ausilio della stampa 3D), rende tale tecnologia disponibile a gruppi o singoli di qualunque estrazione.

Come dimostrato dall’esperienza di Milano e Cagliari, i droni commerciali risultano difficilmente identificabili, dal momento che non vengono individuati dal radar. Nonostante la normativa italiana richieda generalmente che il drone rimanga all’interno del campo visivo del pilota, o per lo meno ad una distanza non superiore a 500 metri di raggio, oggi è possibile impostare preventivamente il percorso del drone mediante un tracciato GPS, consentendogli di operare in completa autonomia, in modalità waypoint. Inoltre per evitare lo sconfinamento negli obbiettivi sensibili, la maggior parte dei droni è dotato della funzione ‘geofencing’, ovvero barriere virtuali, operanti tramite segnale GPS, che impediscono ai droni di sorvolare nelle no-fly zone: aeroporti, ambasciate, basi militari o istituzioni pubbliche.

Nonostante tali misure di sicurezza stiano progressivamente diventando obbligatorie per tutti i dispositivi commercializzati in Europa, le geo-fences possono essere facilmente disabilitate tramite software anche da individui sprovvisti di competenze informatiche specialistiche.

La versatilità, la reperibilità, nonché la facilità d’impiego, rendono i droni una tecnologia particolarmente adatta ad azioni criminali o terroristiche.

Lo scorso anno, nel carcere di Taranto alcuni malavitosi hanno tentato con un Drone di consegnare a detenuti microtelefoni cellulari completi di cavetto di ricarica usb e un quantitativo di droga.

Le associazioni criminali, come la ndrangheta, la camorra e la mafia, controllano il territorio, i traffici illeciti e le coltivazioni di marijuana per mezzo delle immagini live mediante l’utilizzo dei droni.

Nel Brindisino poco tempo fa spuntò un drone nell’attentato incendiario ai danni dell’auto del genero dell’ex sindaco. Una presenza “sospetta” nei pressi del luogo in cui era stata data alle fiamme l’auto in uso al parente. Un drone che ha alimentato un mistero. A chi apparteneva quel drone? Di chi era? Per quale motivo era lì la sera dell’incendio doloso? Sono interrogativi ai quali intendono dare risposte le Forze dell’Ordine che continuano a indagare su quanto avvenuto. Il giudice ha definito la presenza di quel drone “sospetta” proprio perché, “nei pressi del luogo degli accadimenti” nel provvedimento di arresto, quel drone “sorvolava la zona per visionare e, verosimilmente registrare l’azione dei due indagati”. Circostanza misteriosa, allo stato che ha portato il primo giudice a definire l’azione “allarmante”. Potrebbe quel drone appartenere al mandante, vale a dire a chi (una o più persone) hanno commissionato l’incendio? Il mistero c’è tutto.

Un altro aspetto fondamentale nonostante, ad oggi, in Europa non si siano ancora verificati eventi di tale natura, è l’attacco terroristico; la capacità dei terroristi di compiere attacchi tramite l’utilizzo di materiale esplosivo, chimico o batteriologico installati sui droni rende impossibile escludere ogni rischio.

Occorre ricordare, ad esempio:

  • nel giugno dello scorso anno, in occasione dei mondiali di calcio, il gruppo jihadista aveva diffuso un video in cui si paventava un attacco sistematico nei confronti degli stadi di Mosca, compiuto tramite droni esplosivi;
  • nell’agosto dello stesso anno l’attentato con i droni contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro mentre assisteva a una parata militare a Caracas;
  • i l’Arabia Saudita ha denunciato un attacco con droni contro uno dei suoi oleodotti.

Ma pensiamo anche semplicemente al potenziale effetto di un drone che riuscisse ad apparire sopra una piazza gremita di folla e far dispiegare una bandiera nera dell’Isis (tutti ricordano la tragedia di P.za San Carlo a Torino nel 2017). Ricordiamo al proposito il drone con bandiera etnica Albanese … o il tentativo di dar fuoco a una bandiera anti-Trump a Nantes nell’ottobre 2017, con un drone che trasportava un oggetto incendiato.

Nel concludere quindi, possiamo affermare un’ulteriore “tridimensionalità” nell’osservazione dei livelli di minaccia costituiti dall’uso terroristico e criminale di un Drone consumer in contesti urbani:

Minaccia fisica: è innegabile che questo sia un nuovo strumento, una nuova arma, che può aprire specifiche opportunità di aggressione che prima erano difficili o impensabili (ad esempio, la qualità della precisione dei droni li rende un buon mezzo per colpire un target specifico – si pensi ad un comizio politico all’aperto o alla possibilità di colpire elementi specifici di una infrastruttura critica recintata);

Minaccia tattica (di intelligence e logistica): il drone può essere usato per ottenere informazioni IMINT (acquisizione di materiale video in luoghi inaccessibili all’uomo o hacking di reti wi-fi da grande distanza) e per trasporto di materiali (si pensi a come possa cambiare la sorveglianza di un sospetto covo di terroristi laddove uno scambio di oggetti da e verso l’esterno possa avvenire non solo per transito dagli ingressi principali, ma anche tramite finestre, camini o eventuali passaggi ricavati da scavi nei muri – ugualmente i droni commerciali sono stati usati per traffico di droga lungo i confini o per trasportare oggetti nelle carceri facendo evadere i detenuti);

Minaccia psicologia: l’eventualità di un attacco dall’alto porterebbe la popolazione a “guardarsi non più soltanto le spalle”. La novità della minaccia potrebbe creare una psicosi collettiva, e a questo si sommerebbero gli effetti sulla paura che eserciterebbe un nemico fisicamente assente, senza il volto di un colpevole da poter vedere e rivedere nelle cronache.

Abbiamo costatato come i droni consumer sembrerebbero attualmente poco efficaci per un uso terroristico in casa nostra. Ma cosa possiamo aspettarci dal futuro considerando un crescente know-how e una maggiore dimestichezza nell’uso di questi mezzi, nonché i miglioramenti tecnologici che li renderanno più efficienti (maggiore autonomia, portata di carico, raggio d’azione, controllo simultaneo di più veicoli, ecc.)?

La genialità criminale ha spesso affascinato la cultura popolare per la sua capacità di prenderci alla sprovvista….attenzione!