Nuova minaccia alle Smart Cities : i Droni fatti in casa!

Il “making drone at home” è un processo sempre più alla portata di tutti, dai più comuni cittadini ed aeromodellisti  ai criminali e terroristi compresi.

Costruire Droni “fatti in casa” è oggi incredibilmente facile perché, oltre alle infinite istruzioni reperibili in rete, si tratta di apparecchi intrinsecamente semplici.  In gergo tecnico la realizzazione e la progettazione in casa (in-house) di un drone viene chiamata “making”.

Tutta la componentistica è facilmente reperibile in rete, dalle centraline, che sono di fatto il cuore di tutti i droni e ne esistono oggi di open ed economiche, tipo Ardupilot o Autopilot, acquistabili per pochi euro ed applicabili a qualsiasi tipo di velivolo automatizzato, sono tra l’altro modulari ed adattabili a qualsiasi tipologia di drone sia che sia un multicottero (MC) o un’ala fissa (Ap), alle batterie, ai motori elettrici e alla struttura in carbonio oggi stampabile anche su richiesta, ed addirittura fino ad arrivare ai controller con la possibilità di personalizzare sia le frequenze di trasmissione che i comandi.

In definitiva, non esistono oggi particolari impedimenti per chiunque voglia costruire, con poche conoscenze specifiche e pochi soldi, un drone fatto in casa.

La cosa preoccupante sta nel fatto che le potenzialità derivanti da questa semplicità siano evidenti non solo agli aeromodellisti o tutti gli appassionati, ma anche a chiunque intenda utilizzare i droni per attività illegali.

Purtroppo produrre un drone dedicato ad attività malevole è relativamente semplice.  Un drone auto-costruito può viaggiare su canali radio particolari evitando contromisure basate sul disturbo elettromagnetico, può trasportare payload impegnativi, come il trasporto di droga e telefonini avvenuto ultimamente nel carcere di Taranto, anche attraverso un opportuno dimensionamento dei motori (in internet se ne trovano per tutti i gusti) e viaggiare a distanze considerevoli attraverso un sistema – potente quanto illegale – di comunicazione aria/terra.

Un’ultima notizia giunta dagli Usa è l’allarme su un nuovo pericolo legato ai droni: quello che siano usati dalla criminalità contro le forze di polizia. Ne ha parlato il capo della operational technology law unit dell’FBI, il quale ha raccontato che lo scorso inverno nella periferia di una grande città, un team di salvataggio degli ostaggi dell’Agenzia si era stabilito su una postazione di osservazione elevata, quando ha cominciato a sentire il ronzio di piccoli droni. Dopo poco gli APR (Aeromobili a Pilotaggio remoto) o UAV (Unmanned Aerial Vehicle) erano intorno a loro, girando a elevata velocità con l’obiettivo di confonderli e stanarli. Di conseguenza gli operatori sono diventati “ciechi”, facendo ottenere ai criminali un indebito vantaggio. Peraltro sembra che questi avessero pianificato anticipatamente l’uso dei droni contro gli agenti.

Quanto accaduto negli Usa conferma che sempre più gruppi criminali usano piccoli droni per scopi diversi, che siano il trasporto di droga o oggetti illegali oppure per ostacolare il lavoro delle forze di polizia. Nel caso raccontato dal capo dell’FBI, infatti, emerge un altro particolare inquietante. Chi doveva spiare per fare una valutazione della situazione, alla fine è stato lui ad essere monitorato costantemente. Grazie alle telecamere montata sugli APR, i loro utilizzatori potevano controllare ogni singola mossa del “nemico” tramite YouTube. Di fatto attuando quella che nel campo dell’ Intelligence si chiama contro-sorveglianza attiva. Ed è proprio a questo scopo che sempre più cosche criminali impiegano i droni. Non solo. In diverse occasioni sono usati per sorvegliare a distanza i possibili bersagli, i loro punti deboli e le routines (vedi il caso di furti e rapine nel Nord Italia).

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